immagine Migranti in Sardegna: sull’isola sono 5.470, il 3,1% dei richiedenti asilo presenti in Italia. Il 96,1% sono alloggiati nei CAS, solo il 3,9% nei centri SPRAR.

La Sardegna, secondo i dati del Ministero dell’Interno al 31 gennaio 2017, ospitava 5.470 “richiedenti asilo” sui 174.573 registrati in Italia. L’elaborazione che presentiamo mostra alcuni dei principali dati relativi alla distribuzione  dei richiedenti asilo per territorio regionale. E’ possibile scaricare i dati in formato aperto direttamente dalla dashboard elaborata da SSEO.

Sono detti “richiedenti asilo” i migranti che hanno fatto domanda per ottenere il riconoscimento del diritto d’asilo o le altre forme di protezione internazionale garantite dalla Convenzione ONU sullo status dei rifugiati (1951) e dai successivi trattati internazionali. Secondo il Regolamento Europeo di Dublino i richiedenti asilo devono essere registrati nel paese di sbarco, qui devono inoltrare la domanda di protezione internazionale e qui hanno diritto a servizi alla tutela della vita e della salute, oltre che di integrazione sociale e crescita professionale. Il sistema di accoglienza è finanziato dal Fondo Europeo per i Rifugiati.
In Italia, i richiedenti asilo sono distribuiti sulla base di quote negoziate fra Stato e Regioni, in relazione al numero di abitanti e superficie. Nei porti di sbarco (hot spot), fra cui Cagliari, i migranti vengono registrati e sottoposti ad un primo check up medico (ed eventualmente inviati alle strutture sanitarie, ove ce ne sia bisogno).
Conclusa la registrazione e i controlli medici, i migranti sono poi distribuiti fra le varie regioni italiane, e in Sardegna fra i centri di accoglienza esistenti o di nuova apertura.
Mentre le domande di asilo sono esaminate da apposite Commissioni Provinciali, con un procedimento che può durare dai 6 mesi ai 2 anni, i richiedenti asilo sono ospitati in strutture apposite, che si differenziano per il livello di coinvolgimento degli enti locali, per i servizi offerti, per il sistema di apertura e gestione e per le ricadute professionali e sociali sulle comunità locali.
I cosiddetti CAS, Centri di Accoglienza Temporanea, sono gestiti dai privati aggiudicatari dei bandi d’appalto gestiti dalle Prefetture: i CAS devono fornire servizi relativi al vitto e all’alloggio, oltre che di tutela sanitaria di base e devono favorire l’apprendimento della lingua italiana e la tutela giuridica; i CAS generalmente forniscono limitati servizi ricreativi, di inserimento sociale o formazione professionale. Base d’asta per i CAS: 35 euro al giorno per ogni ospite, iva esclusa. Le amministrazioni locali vengono informate delle aperture dei CAS, ma esse non hanno un ruolo attivo nella gestione e nel controllo, che spetta alle Prefetture. In Sardegna il 96% dei richiedenti asilo sono ospitati nei CAS.
Altre tipologie di strutture di accoglienza sono quelle della rete SPRAR, Servizio di Protezione per i Richiedenti Asilo e i Rifugiati: nata inizialmente per l’ospitalità di coloro che avessero ottenuto la protezione internazionale e fossero quindi destinati a rimanere in Italia, la rete SPRAR fornisce una più ampia tipologia di servizi alla persona, sia da un punto di vista dell’inserimento sociale e lavorativo (lingua, tempo libero, orientamento culturale), che di supporto sanitario e psicologico. La Rete SPRAR si basa sull’accordo fra Stato ed Enti Locali ed i centri sono gestiti congiuntamente da privati e dagli Enti Locali, che sono responsabili della pianificazione dei servizi e del controllo. Quota diaria per migrante per i centri SPRAR: 35 euro a giorno, iva esclusa.

In Sardegna sono presenti al momento solo 9 centri SPRAR, che ospitano il 210 persone, ossia il 4% dei richiedenti asilo. Tutti i minori non accompagnati dovrebbero risiedere negli SPRAR; di fatto in Sardegna molti minori vivono nei CAS insieme agli adulti, con i connessi rischi. Il modello della rete SPRAR dovrebbe diventare quello prevalente, e sono al momento in corso negoziati fra ANCI, Regione Sardegna e Stato Italiano per la creazione di un sistema di accoglienza diffuso, con la costituzione di mini-SPRAR nei piccoli comuni (con un sistema di quote che assegna, per i piccoli Comuni, 3 richiedenti asilo ogni 1000 abitanti). La presenza di un centro SPRAR esclude, per i piccoli centri, l’apertura da parte di privati di CAS sulla base degli appalti delle Prefetture.
Per il 1° bando 2017 hanno presentato domanda circa 70 Comuni sardi.
Tutti i centri, qualunque sia la loro tipologia, devono garantire 2,50 € al giorno per ogni ospite per le spese personali; ai richiedenti asilo viene inoltre fornita una ricarica/sim telefonica di 15 euro.
In caso di rigetto della domanda di protezione, è previsto il rimpatrio.

A.A.

STAFF SSEO – SARDINIAN SOCIO ECONOMIC OBSERVATORY

Fonte Dati Ministero dell’interno

E’ possibile consultare e scaricare i dati utilizzati anche attraverso la dashboard.SSEO su Tableau Public.

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